Influenza, la Liguria fa il pieno: 341.655 vaccini. Per la Regione ospedali mai in affanno nella fase più dura

Quasi 49mila dosi in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso grazie alla gratuità universale e alla regia della task force. Nel picco di fine dicembre 1.100 accessi per sindromi respiratorie, ma senza “pressioni” critiche. Cresce la quota di vaccinazioni in farmacia e restano centrali i medici di famiglia

La campagna antinfluenzale 2025/2026 in Liguria chiude (per ora) con un numero che fotografa da solo la portata del lavoro fatto: al monitoraggio del 4 febbraio risultano somministrate 341.655 dosi, contro le 293.003 registrate nello stesso periodo della stagione precedente. Quasi 49mila vaccinazioni in più che, nella lettura di Massimo Nicolò, assessore regionale alla sanità, raccontano soprattutto un cambio di passo nell’offerta: la scelta della gratuità per tutti e una macchina organizzativa avviata con anticipo, costruita per non rincorrere l’emergenza ma per prepararsi.

Nicolò lega i risultati a due leve che hanno lavorato insieme. Da una parte, l’accesso “senza barriere”, con la vaccinazione antinfluenzale gratuita per l’intera popolazione; dall’altra, una task force che ha messo in fila un protocollo strutturato per la gestione dell’infezione influenzale, indicando cosa fare sul territorio e in ospedale, con una logica di prevenzione e di presa in carico clinica più ordinata. In sintesi, «programmazione, prevenzione e interventi tempestivi», come ha rimarcato l’assessore, avrebbero permesso di attraversare la stagione con risultati «ottimi» e con un impatto più contenuto sulle strutture sanitarie, nonostante una popolazione mediamente più anziana rispetto ad altre aree del Paese.

Il punto chiave, oltre al “conteggio” delle dosi, è proprio la tenuta del sistema nei giorni più delicati. Nel momento di massimo carico, tra fine dicembre e inizio gennaio, l’incremento dei vaccinati è stato descritto come particolarmente marcato, con oltre 100mila persone in più rispetto all’anno precedente. E, mentre a livello nazionale si registravano aumenti di accessi in pronto soccorso per sindromi respiratorie, in Liguria – secondo l’analisi clinica presentata insieme ai dati – non si sarebbe mai arrivati a un livello di pressione tale da mettere in difficoltà ospedali e pronto soccorso. Il picco, spiegano i numeri, si è concentrato nell’ultima settimana di dicembre, con circa 1.100 accessi complessivi per patologie respiratorie, di cui 274 riconducibili a influenza. Dall’inizio del monitoraggio, a dicembre, gli accessi per patologie respiratorie sono stati 7.277, con 1.423 casi di influenza ricoverati: un dato su cui pesa un elemento ritenuto decisivo, perché circa il 65% dei ricoverati non risultava vaccinato, dettaglio che viene indicato come una conferma pratica dell’effetto della vaccinazione nel ridurre le forme più severe.
Dietro la crescita delle somministrazioni c’è anche un modello “diffuso” di erogazione, sostenuto da una disponibilità ampia di dosi: si parla di oltre 520mila vaccini acquistabili, così da garantire capillarità e continuità nella campagna. Barbara Rebesco, direttrice delle politiche del farmaco, evidenzia che il perno restano i medici di medicina generale, che avrebbero effettuato il 61% delle vaccinazioni, ma segnala anche un dato in progressione: le farmacie, che passano dal 16% al 21% del totale, diventano un canale sempre più importante. Cresce inoltre il contributo dei pediatri di libera scelta, che si attestano intorno al 10%, insieme agli altri presìdi territoriali.
Per la medicina generale, il bilancio è positivo anche sul metodo: Andrea Carraro, segretario regionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), sottolinea che partire presto ha fatto la differenza, perché ha permesso di avere vaccini tempestivamente negli studi e di avviare le somministrazioni senza ritardi, costruendo una copertura significativa già nelle prime settimane. Ma, accanto alla logistica, resta centrale la comunicazione: proprio quel 65% di ricoverati non vaccinati viene indicato come un segnale che la sensibilizzazione deve cominciare ancora prima, per arrivare alla stagione influenzale con una popolazione più protetta.
Il monitoraggio, intanto, prosegue fino al termine della stagione: l’obiettivo dichiarato è continuare a incrociare i flussi dell’anagrafe vaccinale con la circolazione dei virus, così da affinare ulteriormente la risposta, sul territorio e negli ospedali. Con un’idea semplice sullo sfondo: l’influenza si può prevedere e, soprattutto, si può prevenire, ma serve arrivare pronti prima che la curva inizi a salire.
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